Museo
Diocesano
di Policastro

Pyxous, Buxentum, Paleocastris, Policastro, tante anime storiche unite da un unico filo conduttore attraverso la pluri-millenaria cronologia, di questo importante sito topografico ed artistico del Golfo di Policastro.

Il Museo Diocesano bussentino compendia una raccolta ma significativa espressione della storia antica e medievale della colonia romana e molte testimonianze delle vicende storico-artistiche della sede episcopale policastrense.

Sculture in pietra, statue, dipinti, argenti, suppellettili e paramenti liturgici, raccontano un percorso secolare di fede, arte e storia religiosa, mostrando appieno la vitalità di una diocesi meridionale, che avvicendò momenti tristi, quali le distruzioni della città episcopale, ad altri importanti, come la lieta stagione artistica e culturale dell’episcopato di Carlo Fellapane nella metà del Quattrocento o quella di Nicola Maria Laudisio, nel secolo XIX.

Nel ricco patrimonio d’arte della collezione, riallestita di recente, emergono diverse notevoli testimonianze, quali il tempietto di tabernacolo o ciborio in marmo di Carrara, commissionato dal Fellapane, il crocifisso eburneo seicentesco, di stile fiammingo e la croce astile argentea del 1532, appartenente alla chiesa parrocchiale di Tortorella.

La visita congiunta del Museo Diocesano di Policastro Bussentino e quella della contigua cattedrale di Santa Maria Assunta, permette di comprendere la vivacità culturale di una diocesi millenaria e del suo centro religioso ed amministrativo, la cui tradizione affonda le origini nella leggendaria fondazione da parte dell’Apostolo delle Genti, qui sbarcato per indirizzare il proprio cammino verso Roma.

La Cattedrale

La cattedrale, con presbiterio rialzato e sottostante cripta del VI sec. d.C., con quattordici colonne d’età romana, fu edificata nell’XI secolo, da Roberto il Guiscardo e consacrata dall’arcivescovo salernitano Alfano I, nel 1079. L’attuale sistemazione interna risale agli inizi del XVIII secolo, con una decorazione a stucchi barocca. Della metà del ‘400 è la tomba in pietra, del barone Giulio Gallotti (1449). Eleganti nelle forme architettoniche la cappella del Sacramento, edificata nel 1627 e la balaustra del presbiterio, al di sopra del quale è la cattedra. L’apparato pittorico dell’aula si compone di affreschi settecenteschi nel triconco del presbiterio (Paradiso ed Evangelisti), del soffitto a “guazzo” della navata, con l’Assunzione di Maria, opera del De Pirro di Lagonegro (1655) e di alcune tele, tra le quali l’opera del Negroni, Madonna delle Grazie del 1555, nell’abside. Il pavimento del 1831 commissione del vescovo Nicola Maria Laudisio, accoglie lapidi sepolcrali del vescovo Giacomo Lancellotto di Tropea (1445), del nobile Nicola (1501) e di Giacinto Camillo Maradei di Laino (1705).

La collezione

Riallestito negli antichi ambienti della confraternita dell’Assunta, dopo l’esperienza espositiva della mostra “Visibile Latente” del 2004 (allestimento Soprintendenza e don Gianni Citro), si compone di tre sezioni, dedicate rispettivamente alla scultura su pietra, legno e cartapesta, alla pittura (quadreria) ed alla suppellettile liturgica (argenti, altaristica e paramenti). Un percorso tematico anulare permette di apprezzare le opere esposte, che si periodizzano in un arco di ben diciannove secoli, dall’età romana al primo Novecento. Iscrizioni e sculture romane, medievali e rinascimentali introducono alla prima sala, ove sono esposte statue tardobarocche e del XIX sec. La quadreria ospita tele e tavole (XVII-XIX), mentre la terza sala si configura con alcune teche, in cui sono custoditi argenti, paramenti sacri, ex voto, altaristica e croci processionali.

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Statuaria

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Litici

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Quadreria

4

Crocifissi

5

Altaristica

6

Arredi sacri

7

Ciborio

8

Paramenti

9

Liturgici